I diari della quarantena: l’importanza di non mettere la propria vita in stand-by

6 commenti

Fu una bastonata dura per me. Ma poi, che farci?
Continuai la mia strada, in mezzo alle trasformazioni del mondo, anch’io trasformandomi.

[Le cosmicomiche, Italo Calvino]

La pandemia da coronavirus è di certo stata una bastonata per tutti noi. Noi come genere umano, intendo.
A una persona come me, nata sul finire degli anni Ottanta, basta guardare indietro di pochi mesi per vedere una vita che è sostanzialmente rimasta sempre la stessa. Poi, improvvisamente, un virus ha cambiato il nostro modo di vivere, di pensare, di dare delle priorità. Ci costringe a dubitare del futuro in modo diverso, sia delle cose più triviali (Riusciremo ad andare in vacanza quest’estate? Il virus “morirà” davvero con il caldo? E cosa succederà in autunno? Dovremo rimetterci in quarantena?) che di quelle più importanti (Davvero ci sarà una nuova terribile recessione? Quante aziende saranno costrette a chiudere nei prossimi mesi? Ce la caveremo? Quando sarà pronto e sicuro il vaccino?).

In tutto ciò, tra giorni normali, giorni di ottimismo e giorni di una noia mortale, la mia unica ancora di salvezza è stata non fermarmi.
Sì, sono isolata a casa dal 12 marzo, giorno in cui ho iniziato lo smart working e che ha segnato la fine dei miei normali spostamenti per la città, ma no, non ho messo la mia vita in stand-by in attesa del famigerato “ritorno alla normalità”. Cosa voglio dire? Voglio dire che ho preso seriamente il periodo di quarantena, quindi sto uscendo solo per andare a fare la spesa, buttare quello che a Bologna si chiama “il rusco” (ovvero, la spazzatura), sgranchirmi le gambe girando intorno al mio isolato in stile detenuto ai domiciliari con il braccialetto elettronico alla caviglia e ciò significa che fisicamente, o meglio geograficamente, sono ferma, ma mentalmente, è tutta un’altra storia.

Come dice Calvino, mi sto trasformando in mezzo a questa inaspettata, tragica e profonda trasformazione che il mondo sta subendo dalla quale, pare, emergerà un nuovo modello di esistenza. Questo, come diceva il caro Lucio (Battisti), lo scopriremo solo vivendo. Intanto, io non mi limito a bivaccare e sguazzare in quello che già so, ma approfitto per dedicarmi a nuovi pensieri e nuove attività, approfitto del tempo in più che ho per le mani per sperimentare, fosse anche solo una nuova ricetta. Approfitto per leggere cose di cui so poco e niente, per studiare nuove materie e, credimi, non c’è mai fine a quello che si può imparare. Ho sradicato la mia vecchia routine in favore di una nuova quotidianità che in questo momento è più funzionale e non passo tutto il mio tempo a rimpiangere qualcosa che è ovvio che in questo momento non posso avere. Sfrutto anche i momenti di noia, tristezza e insofferenza, perché è normale che ci siano, soprattutto in questo periodo, ma sta a noi prenderli e trasformarli in carburante per fare altro e svoltare le nostre giornate.

E quando mi sento ottimista mi permetto qualche volo di fantasia. Sogno di riabbracciare i miei amici, di potermi stendere su una stuoia in spiaggia, di organizzare un bel pranzo in famiglia, di poter riprogrammare il mio viaggio a Berlino, di godermi un altro film all’aperto mentre gusto un buon gelato. Il coronavirus ha reso desideri molte delle cose che prima erano la normalità e ci ha fatto capire, una volta di più, l’immenso valore che hanno tutte queste piccole cose.

E tu, quali sogni ad occhi aperti hai fatto in questi ultimi mesi?
Il mio più ricorrente è di sicuro quello di poter di nuovo passare qualche momento spensierato con i miei amici.

6 comments on “I diari della quarantena: l’importanza di non mettere la propria vita in stand-by”

  1. io diciamo che l’isolamento sociale l’ho sempre praticato, nel senso che fuori dal lavoro sono quasi sempre solo, ho solo un amico che vedo giusto un paio di volta al mese, quindi non mi è cambiata molto la vita sotto questo aspetto. Invece sul fronte libertà di viaggiare, qui ho subito un po’ questa cosa, ma anch’io ho visto le cose sotto il punto di vista positivo, ovvero ho pensato che alla fine un po’ di riposo non fa male.
    Ora le cose cominciano a cambiare, ormai prestissimo torneremo ad uscire, almeno le passeggiate non ce le toglie nessuno, che poi è l’unica cosa che mi è mancata…😉

    Buon 1 maggio..

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    1. Io invece il distaccamento sociale non sapevo cosa fosse. Tra palestra, gruppi di lettura e tanti amici ero solita passare il mio tempo con tantissime persone oltre a colleghi e famiglia. Non passava settimana senza che almeno due/tre sere ci si trovasse con amici a cena o dopocena, per cui questo prolungatissimo tempo senza poter stare insieme si sta facendo sentire.
      Oltre al fatto che, anche noi, siamo piuttosto girovaghi, specialmente in primavera. È vero che da lunedì potremo ricominciare a fare qualche passeggiata, ma questa fase 2 in realtà assomiglia molto alla fase 1 e, per prudenza, credo sia meglio comunque non allontanarsi troppo dal proprio Comune (e con la certificazione a portata di mano).
      Bisogna stringere i denti ancora un po’…

      Buon 1 maggio anche a te!!

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  2. In questo momento il mio sogno ad occhi aperti è quello di poter abbracciare mia figlia, se non altro tra qualche giorno potrò almeno vederla in carne ed ossa e non solo in videochiamata. Anche gli amici mi mancano tanto e chissà quando potremo ricominciare una vita normale.

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