Top posts 2020: uno sguardo indietro, prima di andare avanti

La fine del 2020 è stata un macello. Per gli ovvi motivi che sappiamo e che hanno coinvolto tutti noi e, per quanto mi riguarda, anche lavorativamente parlando: carrettate di ore di straordinario per smaltire (cosa che comunque era impossibile) cumuli elefantiaci di pratiche, mentre la casella mail scoppiava di nuove richieste e il telefono non stava zitto un secondo. Mi sto riprendendo solo ora e, ovviamente, oggi è il primo giorno di lavoro del 2021. Un solo commento: aaaargh!

Tutto questo per dire che non è stata una mia scelta quella di abbandonare il blog, ma dopo ore e ore e ore di computer il solo pensiero di starci ulteriormente per scrivere anche solo due righe mi faceva venire la nausea. Nella speranza, vivissima anche se in parte già vana, che i prossimi mesi siano migliori sotto il punto di vista del carico di lavoro, prima di proiettarmi in avanti e pubblicare nuovi post, voglio riportare i 5 articoli che vi sono piaciuti di più del 2020. Che tu li abbia già letti o che sia la prima volta che capiti qui, ho pensato possa essere un buon modo per riprendere le fila di un discorso che si è interrotto tanto bruscamente alcuni mesi fa. Enjoy!

1)  Vuoi allargare i tuoi orizzonti? Frequenta un gruppo di lettura
Ci sono almeno 5 ottimi motivi per farlo e in questo post li puoi esplorare liberamente.

2) Coltiva il tuo giardino: la metafora di Borges come insegnamento di vita
Quando la monotonia della vita quotidiana cerca di schiacciarti, ricordati sempre di continuare a nutrire ciò che sei.

3) Ostuni: la città bianca
Uno sguardo a una gita fatta un paio di anni fa, in attesa di poter ricominciare a girare l’Italia liberi e spensierati.

4) Lolita, ovvero il grande gioco di prestigio di Vladimir Nabokov
Non ci sono parole adeguate per descrivere questo capolavoro della letteratura, eppure ci ho provato lo stesso 😬

5) Conoscere sé stessi è un mestiere difficile
Perché “ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa”…

E adesso sì, sono pronta a ripartire! Ti va di accompagnarmi? 😉

(Perd)Incipit! #9

Scorrendo le pagine del quadernino sul quale, di mese in mese, io e gli altri membri del mio gruppo di lettura itinerante annotiamo titoli, voti e citazioni dei libri che discutiamo, ho ritrovato uno degli incipit più spassosi che mi sia mai capitato di leggere:

Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso con la mia famiglia nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina, non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno […]

E con queste affermazioni iniziali, Gerald Durrell stabilisce subito il tono della narrazione del suo “La mia famiglia e altri animali, romanzo in parte autobiografico che racconta della sua esperienza giovanile sull’isola di Corfù; esperienza che ha plasmato il suo futuro di zoologo e naturalista.
Grazie all’incantevole contesto offerto dai paesaggi dell’isola greca, meravigliosamente tratteggiati dall’autore, allo spirito di avventura e scoperta che permea le pagine e ai comportamenti piuttosto eccentrici di tutti i componenti della famiglia Durrell, riportati con la giusta dose di ironia, il romanzo risulta godibilissimo e punteggiato da episodi tanto divertenti da restare impressi nella mente anche a distanza di anni dalla lettura.

“La mia famiglia e altri animali” è un libro spumeggiante e originale, perfetto per gli amanti della natura.

Felicità Interna Lorda: il benessere non è solo una cosa materiale

È una frase fatta, tra quelle che probabilmente sentiamo dire più spesso: “I soldi non fanno la felicità“.
E benché si possa certo ammettere che sia sicuramente preferibile non essere poveri in canna, quella frase fatta è alla base di un concetto che ho scoperto di recente e che auspico diventi parte delle nostre vite al più presto: sto parlando del concetto di Felicità Interna Lorda.

Coniata negli anni ’70 dall’allora Re del Bhutan, un Paese che a guardalo dal punto di vista occidentale è un paese poverissimo, la FIL (e qui si rende evidente l’ammiccamento al solo metodo che in Occidente utilizziamo per misurare la ricchezza, ossia il PIL – Prodotto Interno Lordo) è un approccio di sviluppo che mira ad accrescere la felicità delle persone, piuttosto che soltanto la loro tangibile ricchezza, tenendo dunque conto del fatto che il singolo individuo ha sì bisogni di natura materiale, ma anche di natura fisica (l’ambiente), culturale e spirituale. Un approccio che il Bhutan segue dal 1972 e che lo rende il “Paese più felice del mondo“, mentre da noi la Treccani ha introdotto questa nozione nel suo dizionario di Economia e Finanza soltanto nel 2012. Per non parlare del fatto che, in Italia, siamo lontanissimi dal tenere in considerazione la Felicità Interna Lorda come una linea guida per lo sviluppo del nostro Paese. Non a caso, infatti, siamo ancora fuori dalla TOP 30 del World Happiness Report, dietro a paesi come Israele, Guatemala e Taiwan.

Ovviamente non è che esista una formula infallibile per distribuire equamente felicità e benessere, ma sarebbe bello se, nel pensare i prossimi decenni, noi tutti (e soprattutto chi ci governa) interiorizzassimo questo concetto, abbandonando sempre di più la via del consumismo e valorizzando maggiormente la difesa dell’ambiente in cui viviamo, lo splendido patrimonio artistico e culturale che solo in Italia abbiamo, la tutela della salute, la qualità delle nostre relazioni sociali, l’intero sistema educativo e del mondo del lavoro, dove a contare dovrebbe finalmente essere la qualità del lavoro piuttosto che il numero delle eterne e stressanti ore passate in ufficio o in fabbrica, riducendo infine la benedetta forbice reddituale che colloca l’Italia all’ultimo posto della classifica degli Stati europei più popolosi per differenza di reddito tra i ricchi e i poveri (l’Oxfam ha stimato che nel Belpaese il 5% più ricco degli italiani possiede da solo della stessa quota di patrimonio posseduta dal 90% più povero. Già solo a leggere questo non è che uno si senta felice subito, a meno che non faccia parte di quel 5%).

In un mondo dove Oriente e Occidente non sono mai stati così vicini (nel bene e nel male, vedi la pandemia in corso) è ora di smettere di pensare che tutto il pianeta debba adeguarsi allo standard occidentale. Apriamoci alla multiculturalità e prendiamo il buono che possiamo trovare in ogni Paese del mondo, fosse anche il Bhutan. Come ha detto il Dalai Lama, “il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e non di ostacolare il raggiungimento della felicità” e, a pensarci bene, la cosa di per sé è più che logica; d’altra parte se pensi alla parola “sviluppo” scommetto che ti viene in mente qualcosa che ha dei risvolti positivi, che porta miglioramenti.

Io ci voglio credere, voglio credere che pian piano lo standard occidentale terrà sempre meno conto degli indici consumistici e sempre più conto del benessere generale delle persone. Voglio credere che l’idea di Felicità Interna Lorda possa entrare prepotentemente nelle nostre vite, diventare l’insieme universo che ricomprende il sottoinsieme del Prodotto Interno Lordo e che, equilibrando i vari elementi, si arrivi a una ridefinizione delle priorità della nostra società.

Avevi già sentito parlare di Felicità Interna Lorda?
Cosa pensi di questa nozione? Colpisce anche il tuo immaginario?