Silence is golden

Ci sono regole che sembrano essere passate di moda, ma che non per questo sono meno valide di quando venivano applicate. Una di queste, tra le più neglette e sicuramente fra le mie preferite, è: “Se non hai niente di pertinente o interessante da dire, stai zitto“.

Difficile eh?
In un mondo dove ormai viene ascoltato solo chi urla più forte, chi riceve più like postando foto di dubbio gusto o di gattini, chi twitta banalità e, purtroppo, chi si improvvisa un giorno economista, un giorno esperto di motori e il giorno dopo massimo esponente della storia delle religioni, la tentazione di dire la propria su qualsiasi argomento è forte.

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Gira la ruota

rotation

Succedono cose che danno fastidio. Più spesso di quanto vorresti, immagino. Sono momenti in cui sei lì che ti ripeti: “Su dai, non vale la pena di stizzirsi. Stai calma, rilassati, non farti rovinare la giornata”. Ricerchi la calma zen.

Calma che va subito a farsi benedire se qualcuno ti dice: “Ma dai, non ha senso che ti arrabbi“. Perché, ecco, quello è l’esatto momento nel quale al tuo giramento di palle viene impressa una accelerazione pari a 4G.

True Story.

L’umanità femminile

Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanità femminile.

Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore, che ora è piena d’errore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Reiner Maria Rilke

hands holding

Qualche giorno fa sono stata a teatro. Ho vistoDue Partite” di Cristina Comencini e per due ore ho avuto la netta sensazione di non essere poi così strana. Più la messa in scena svelava i pensieri intimi delle protagoniste e più ho avuto la riconferma che essere donna è (e probabilmente sarà sempre) un vortice di caos e follia, viaggi mentali assurdi, tensioni tragicomiche, piccole gioie e piccole paure.

Definire l’identità femminile è impossibile, che sia per sè o in contrapposizione all’uomo. Poco importa, le definizioni sono limitanti e non c’è niente di tanto labile e mutevole quanto la costruzione di una identità.