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La vita ai tempi del coronavirus

Questo non è un post serio. Lo dichiaro subito: se cercate informazioni sulla situazione qui non le troverete.
Questo post altro non è che un elenco poco serio di pensieri, riportati in ordine sparso, che ho fatto nelle ultime due settimane perché vivere ai tempi del cosiddetto coronavirus (tra l’altro in una delle regioni italiane maggiormente colpite) significa assistere, scoprire e sopportare una serie di cose che manco Dalì in uno dei suoi trip da surrealista. Ad esempio significa:

  • dubitare seriamente della base del sistema scolastico italiano perché, se abbiamo bisogno che la d’Urso ci insegni a lavarci le mani allora c’è palesemente qualcosa che non va negli asili nidi e nelle scuole materne;
  • accorgersi di quante insospettabili persone siano in realtà ipocondriache, più o meno ai limiti del patologico;
  • non poter uscire per andare al cinema, a teatro o a kung fu, ma poter lo stesso prendere i mezzi perché a lavoro ci si deve andare comunque. Io sono assolutamente pro a perché la vita vada avanti e il Paese non si blocchi, ma se posso, e anzi devo, uscire per andare a lavorare allora voglio poter uscire anche per svagarmi;
  • restare a bocca aperta di fronte al fatto che i supermercati sono stati svaligiati per davvero. Signori, avete visto troppi film catastrofici. Non è Resident Evil, ripeto: non è Resident Evil. E vi voglio vedere a consumare i 20 chili di farina a testa che avete comprato prima che facciano le farfalline!
  • accorgersi quindi di quanto Saramago c’abbia azzeccato sul comportamento umano quando ha scritto “Cecità“;
  • sempre per la serie “troppi film catastrofici”, vivere ai tempi del coronavirus significa anche sentire le teorie complottistiche più disparate: “È stato il governo cinese!”, “Sono state le case farmaceutiche, quelle zozze!”, “Figurati se non hanno un vaccino, ma prima di darcelo ci usano per fare degli esperimenti”, “È stata Greta Thunberg che ci vuole vedere tutti morti perché maltrattiamo il Pianeta” e così via…
  • per arrivare ai brillanti e originali che alla fine sentenziano: “Comunque è giusto così, dobbiamo estinguerci tutti e basta”. Adesso, seriamente, non vi pare di esagerare un pochino? Cioè, magari basterebbe ripristinare quel minimo di selezione naturale che ha fatto sì che finora non sia poi andato sempre tutto così storto, no?
  • ricordarsi improvvisamente del professore di massmediologia che una decina di anni fa ti spiegava la definizione di “agenda setting”. E permettetemi di dire a tutti i giornalisti (da persona che un tempo ha accarezzato l’idea di diventare giornalista): c’avete rotto (il cosa ve lo lascio immaginare)! Qualcuno se lo ricorda che il 29 marzo siamo chiamati a votare il referendum sul taglio del numero dei parlamentari? Che, come dire, è una cosa che in termini di effetti sul lungo periodo ha certamente una ricaduta maggiore di un virus influenzale, a meno che non si continui a diffondere il panico e a quel punto ci giochiamo del tutto anche l’economia…
  • vedere gente che cambia corsia al supermercato, fuggendo a gambe levate, solo perché uno sta tossicchiando, non importa se accade perché gli è andato di traverso un assaggio di mortadella;
  • andando strettamente sul personale, significa rimandare la gita prevista per metà mese al Parco Sigurtà, che si trova esattamente a metà strada tra Codogno e Vo’ Euganeo, perché un conto è essere fatalisti, un altro è essere incoscienti. E sperare che per fine aprile sia tutto finito perché in tasca ci sono già i biglietti aerei per Berlino;
  • spanciarsi dalle risate all’ennesimo meme esilarante perché, diciamolo, l’unica cosa buona che sta uscendo da tutta questa storia è la carrellata di battute e vignette che stiamo producendo. Se non siamo ipocondriaci, siamo dei goliardi.
E tu di che squadra fai parte, ipocondriaci o goliardi?
Hai sentito qualche teoria del complotto degna di essere condivisa? Vai, spara nei commenti!