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Conoscere sè stessi è un mestiere difficile

Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.
[Novelle per un anno, Luigi Pirandello]

Ti capita mai di stupirti per qualcosa che hai detto o fatto in una determinata situazione? A me sì, capita, e anche più spesso di quello sono disposta ad ammettere, e ogni volta ci rimango male. Ma come? Perché se sono quella che penso di essere, allora ho reagito come una persona che non penso di essere io? Lo so, è contorto e confuso, ma questa è l’esatta sensazione che provo quando mi accorgo di non sapere allora esattamente chi sono.

Conoscere sè stessi è un mestiere difficile, un’attività perpetua e una faticaccia, ma sono profondamente convinta che, di tanto in tanto, valga la pena di fare un po’ di introspezione per scoprire che creature meravigliosamente complesse siamo. Tanto più complesse quanto più il tempo scorre. Perché è proprio il tempo, la vita vissuta, che ti fa cambiare modo di pensare e di vedere il mondo, il modo di reagire alle difficoltà, di accettare le gioie e le sofferenze che incontri sul tuo cammino e di accettare anche te stesso.
Ogni giorno che passa aggiunge una tessera del mosaico, una sfumatura forse anche infinitesimale alla tua persona. Una piccola evoluzione che, messa insieme con tutte le altre, delinea un processo di crescita e maturazione che a me piace osservare mentre accade. Non vorrei mai fare la fine di una di quelle persone di cui si dice “un giorno si è guardata allo specchio e non si è riconosciuta”.

Lo so che non arriverò mai a conoscermi fino in fondo. Sarebbe una pretesa assurda!
In ogni secondo il labirinto della mia persona diventa sempre più intricato e prende una svolta, piuttosto che un’altra, anche in base a ciò che la vita mi pone di fronte. Lo do già per scontato, finirò sempre con lo stupirmi del mio comportamente in certe situazioni, ma, a pensarci bene, stupirsi non è poi tanto male.
Lo stupore è ciò che ci permette di mantenere una certa innocenza ed è, in questo contesto, anche ciò che ci dà la spinta per indagare su noi stessi, ancora un pochino.

 

A te piace guardarti dentro?
Ti capita mai di scoprire improvvisamente che non sei più la persona che eri qualche anno fa?

Di perdono e saggezza: riflessione semiseria sulla maturità

Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente;
il giorno in cui li perdona, diventa un adulto;
il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio.

A.A. Nowlan

Certi giorni mi sento particolarmente incline al perdono. Mi dico che in fondo siamo tutti esseri umani, che devono prendere ogni giorno tante decisioni, piccole o grandi che siano, e che quindi possono sbagliare. A volte perdonare è la cosa giusta da fare e non si può pretendere che chi è più grande di te sappia sempre, immancabilmente cosa è più giusto.
Altri giorni, invece, mi rendo conto sì che siamo tutti fallibili ma, mannaggia a chi ta muort, è mai possibile che esistano così tanti ultracinquantenni/neosessantenni passivo-aggressivi ai limiti dell’impossibile che si comportano come bambini al primo anno di asilo?

Immagino che questo faccia di me una giovane adulta, che oscilla tra punte di maturità e regressione agli stadi ribelli dell’adolescenza. Stadi che poi fatico a perdonarmi. Insomma, almeno per quanto mi riguarda, del saggio, ancora, non si vede neanche l’ombra.

Ma tralasciando questa confessione personale, io vorrei capire… quand’è che il normale processo di maturazione è andato a farsi benedire? Perché ci ritroviamo in un mondo dove un numero imprecisato di cinquant/sessantenni si credono sempre e ancora teenagers? Intendiamoci, non sto parlando di dettagli estetici come i vestiti, o di gusti musicali o piccoli particolari sul genere, ma di come queste persone decidono (o forse non possono fare diversamente, chi lo sa) di ragionare e di porsi. C’è una bella differenza tra il portare con grazia l’età che si ha, con i suoi pro e i suoi contro, e il rinnegarla spingendo all’estremo comportamenti che farebbero vergognare un vero quindicenne, oltre che a essere deleteri per il fisico. Per quanto ci si possa sforzare di capire questi tipi umani io non riesco ad andare oltre al fatto che mi sembrano persone così terrorizzate dal normale processo di crescita (e sì, fisiologicamente parlando, di invecchiamento) da restare innaturalmente aggrappati a una giovinezza che è bell’e’partita.

Tornando a me, io sono piuttosto orgogliosa del fatto che a trent’anni non ragiono più come quando ne avevo venti e non per questo mi sento una vecchia carretta, anzi… riesco a godere degli aspetti positivi della mia età, dando poi di tanto in tanto sfogo al mio folletto interiore e bilanciando così i contro di essere diventata una trentenne. Insomma, giovane nello spirito, ma in continua maturazione nella testa e con in mente l’idea precisa che crescere non significa invecchiare.

Hai una tua opinione su questo argomento? Sono curiosa di scoprirla.
Dai, parliamone assieme nei commenti!

Sii ciò che sei

Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano.

[Le Braci, Sandor Marai]

E questa frase mi ha fatto venire in mente una foto che ho scattato qualche anno fa durante una visita alla Rocca di Sestola.
Allora questa parola, “accettazione“, aveva per me un solo significato: “Locali adibiti alla ricezione e all’espletamento di pratiche relative all’erogazione di servizi sanitari”.
La stessa parola ha preso nel tempo anche un altro significato, sfuggevole e che ho iniziato a comprendere ma ancora non ho interiorizzato al 100%. Ecco cosa credo di avere capito. Ciascuno di noi deve imparare a conoscersi e accettarsi per quello che è, pregi e difetti. Questo non vuol dire che non puoi cambiare, migliorare ed evolvere, ma significa riconoscere e accettare che certe situazioni potranno sempre metterti alla prova (e poi la prova la supererai), che certe altre ti faranno sempre arrabbiare (e poi ti calmerai), che il tuo primo istinto in risposta a un determinato evento non sarà il più saggio degli istinti, ma andrà moderato per reagire al meglio.

E poi ci sono quelle cose che non puoi cambiare perchè sono quasi completamente (se non del tutto) fuori dal tuo controllo. E quelle le devi solo accettare.
Significa accoglierle anche se non vuoi, abbracciarle anche se ti spaventano, non negarle anche se ti ripugnano.

L’accettazione è un’arte difficile perché è allo stesso tempo attività e passività. Per me vuol dire continuare a lottare, non rassegnarsi, e al contempo arrendersi a qualcosa.