Tag: dubbio

Tu sei le tue azioni

È un discorso che ciclicamente ritorna in ballo nella mia vita: non so affrontare bene i cambiamenti. Dopo anni uno dovrebbe averlo interiorizzato questo concetto, dovrebbe saperlo anche perché ci è già passato, eppure io continuo a fare fatica quando inizio a intravedere dei cambiamenti all’orizzonte. Fatica di Ercole specialmente per quanto riguarda il primo passo che dà il via a nuove esperienze. Certo, il passo più difficile è proprio il primo, quando sei ancora pieno di dubbi perchè una quota di rischio è sempre implicata in tutte le cose e non sai cosa ti porterà il cambiamento. Le strade della vita, poi, sono così lunghe e tortuose che neanche scorgi cosa c’è dopo la prima curva.

Allora ti fermi, cerchi di risolvere i dubbi. Stai lì a pensarci e ripensarci e più ci pensi, meno ti dai una mossa. Inizia a venirti paura e non sei più solo fermo, ma proprio paralizzato nel vortice dei tuoi dubbi. Perché puoi stare sicuro che i dubbi difficilmente danno risposte, ma sicuramente producono altri dubbi.

Ed è qui che devi trovare di nuovo la forza di cambiare modo di pensare. Anzi, devi passare dal pensare al fare, mettendoci tutto te stesso, perché solo il fare, in modo misterioso e un po’ magico, può dare risposte ai tuoi interrogativi. L’azione non si svolge mai come la immagini nella tua testa e ti permette di sgombrare il campo da paure infondate, scenari che non si concretizzeranno mai, fantasie surreali e astruse. Certo, la realtà ci porrà poi i suoi ostacoli, ma alle cose concrete si può trovare una soluzione facendo.

E anche quando siamo terrorizzati l’importante è ricordarsi che ciascuno di noi è le sue azioni, non i suoi pensieri o le sue intenzioni. Bisogna aggrapparsi a questo: ciò che alla fine lascia il segno è ciò che fai, non ciò che hai pensato, che avevi intenzione di fare o che hai pensato di aver intenzione di fare.

Nel guscio

È facile comprendere perché l’ultimo romanzo di Ian McEwan abbia suscitato molte critiche e innumerevoli discussioni. Molti sono i detrattori, altrettanti i sostenitori; io faccio parte del gruppo rappresentato dai secondi. Per quanto mi riguarda, McEwan si conferma uno scrittore geniale e di puro talento.

“Nel guscio” racconta una storia di tradimento e delitto da un punto di vista estremamente originale: quello di un bambino non ancora venuto al mondo.
Feto che, pur innocente, si ritrova suo malgrado a partecipare al complotto della madre e dello zio, suo amante, nell’uccisione del padre. Ti ricorda qualcosa, vero?
Ebbene sì, McEwan si è ispirato all’Amleto di Shakespeare e così come il protagonista della tragedia, il protagonista di questo libro pensa e si interroga sui grandi temi della vita e denuncia la corruzione del mondo nel quale si ritroverà a vivere nel giro di pochissimo tempo. Perché non sarebbe McEwan se non ci fossero riflessioni contestualizzate sul mondo e sulla società odierna:

La vecchia Europa si gioca a testa o croce i propri sogni, incerta fra paura e compassione, fra accoglienza e rifiuto. Commossa e generosa questa settimana, ruvida e pragmatica la prossima, vorrebbe essere d’aiuto ma detesta condividere o rinunciare a ciò che ha.

È in questo che molti hanno individuato una debolezza fatale alla struttura del libro. Come può un feto sapere e ragionare di queste cose?
Dal mio punto di vista, domanda non più rilevante di come la lettera di accoglienza faccia ad arrivare nelle mani di Harry Potter. In ogni opera di finzione l’instaurazione della suspension of disbelief è un momento fondamentale: prima di procedere al giudizio occorre accettare la prospettiva dell’autore, senza irrigidirsi. Forse in questo caso non è semplicissimo fare questo patto con l’autore, ma alla fine, vedrai, ne vale assolutamente la pena.

Inquietante
, come nella miglior tradizione di McEwan, questo monologo interiore, a tratti crudo e dolente, punteggiato di humor nero, è una piccola perla, tragicamente lucente. È il rivivere del dubbio di Amleto e di tutto lo sbigottimento che possiamo provare di fronte alla fragilità e volubilità umana.