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Mio fratello rincorre i dinosauri

Ormai lo sai, che io mi trovi in libreria o in biblioteca, i titoli strani attirano il mio occhio. Se a quello ci aggiungi un sottotitolo come “Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più” puoi star sicuro che quel libro finirà fra le mie mani. Ci sono tante cose di cui non so niente e sono fermamente convinta che la lettura è sempre un buon modo per avvicinarsi ai mondi che non conosciamo.

È con questa disposizione di spirito che ho letto “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol, giovanissimo autore originario di Castelfranco Veneto. E sono contenta di averlo fatto perché il libro racconta delle difficoltà di conoscere e accettare la diversità, di come farlo sia un percorso lungo e difficile. Soprattutto di come alla fine sia liberatorio accettare il diverso invece che combatterlo, nonostante le difficoltà e i sentimenti conflittuali che si possono provare.
È una storia vera. Una testimonianza di vita vissuta, a tratti dura, più spesso dolce (ma non zuccherosa!) e non eccessivamente approfondita. Ammetto che su alcune tematiche, che l’autore sfiora soltanto, avrei preferito un ulteriore approfondimento. In ogni caso, il libro mi ha spinto ad andare su YouTube a cercare il video da cui è partita l’esperienza di Giacomo come autore.

Un solo appunto: personalmente, lo stile di scrittura non mi ha entusiasmato. La narrazione si mantiene su toni semplici e leggeri, punti a suo favore, ma è troppo troppo piena di riferimenti a cose contingenti come canzoni, gruppi musicali, film e così via. Si capisce che per un autore adolescente che racconti la sua vita sono cose importantissime e ogni dettaglio permette al lettore di conoscere meglio l’autore come persona; tuttavia alcuni di questi dettagli vengono ripetuti più volte e sono tutto sommato inutili, una mera distrazione.

Detto questo, credo che “Mio fratello rincorre i dinosauri” sia un bel libro di formazione, da far leggere nelle scuole medie e superiori. Magari al posto dell’eterno e noiosissimo Gattopardo che, sui banchi di scuola, raramente suscita qualcosa di diverso da un sonoro sbadiglio.