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Ricordami così

Bret Anthony Johnston sa il fatto suo e lo dimostra dalla prima all’ultima pagina del suo primo romanzo dal titolo “Ricordami così” (in lingua originale, Remember me like this). Attraverso una scrittura precisa, ricca di particolari, che trasmette per immagini, acchiappa il lettore e non lo lascia più andare, immergendolo totalmente nelle vicende di una famiglia americana.

La famiglia Campbell vive nel Texas meridionale, in una cittadina immaginaria situata nella baia di Corpus Christi (che esiste eccome!) e qui subisce uno degli avvenimenti più sconvolgenti che si possa immaginare: la perdita di uno dei due figli. Justin Campbell, infatti, un giorno esce di casa e non torna più. Il romanzo non comincia però da qui, ma da 4 anni dopo questo avvenimento; 4 anni in cui la famiglia lo ha sempre cercato poiché il suo corpo non è mai stato ritrovato e non si può quindi credere che sia effettivamente morto. Anni in cui tutto va in malora e gli stessi legami fra i restanti membri della famiglia cedono sotto il peso di questa scomparsa.

E poi, una mattina, Justin viene ritrovato.
Se mi stai odiando, non prendertela con me perché finora non ti ho spoilerato nulla. Prenditela piuttosto con l’editore che ha deciso di spiattellare tutto ciò sulla quarta di copertina (in effetti, io qualche accidente gliel’ho tirato). Detto questo, se non hai ancora letto il libro e intendi farlo, non leggere oltre.

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Indossiamo tutti una maschera

Non essendo stata costretta al liceo,  mi era rimasto come pallino di leggere “Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. Lo scorso mese ne ho finalmente avuto l’opportunità e ieri sera l’ho visto a teatro, in una rappresentazione forse troppo drammatica rispetto all’ironia che ho trovato fra le pagine di Pirandello, ma comunque interessante.

Mentre leggevo il libro ho ritrovato la maggior parte dei temi cari a Pirandello: le maschere, l’identità, il doppio. Temi che ormai, per noi nati dopo l’avvento di Freud e dei sociologi come Goffman, sono un po’ entrati nel nostro DNA.

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Nemesi

Tu hai una coscienza, e una coscienza è un lodevole attributo, ma non se ti spinge a considerarti colpevole di cose che non sono alla portata della tua responsabilità.

Non avevo mai letto niente di Philip Roth. Leggerò sicuramente altri libri di Philip Roth. Non si può giudicare un autore da un libro soltanto, ma una cosa di Roth l’ho capita: non ha peli sulla lingua, non ti nasconde niente. Per quanto sia cruda la realtà che descrive, eccola lì, nero su bianco, in frasi semplici e lineari.

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