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Nel guscio

È facile comprendere perché l’ultimo romanzo di Ian McEwan abbia suscitato molte critiche e innumerevoli discussioni. Molti sono i detrattori, altrettanti i sostenitori; io faccio parte del gruppo rappresentato dai secondi. Per quanto mi riguarda, McEwan si conferma uno scrittore geniale e di puro talento.

“Nel guscio” racconta una storia di tradimento e delitto da un punto di vista estremamente originale: quello di un bambino non ancora venuto al mondo.
Feto che, pur innocente, si ritrova suo malgrado a partecipare al complotto della madre e dello zio, suo amante, nell’uccisione del padre. Ti ricorda qualcosa, vero?
Ebbene sì, McEwan si è ispirato all’Amleto di Shakespeare e così come il protagonista della tragedia, il protagonista di questo libro pensa e si interroga sui grandi temi della vita e denuncia la corruzione del mondo nel quale si ritroverà a vivere nel giro di pochissimo tempo. Perché non sarebbe McEwan se non ci fossero riflessioni contestualizzate sul mondo e sulla società odierna:

La vecchia Europa si gioca a testa o croce i propri sogni, incerta fra paura e compassione, fra accoglienza e rifiuto. Commossa e generosa questa settimana, ruvida e pragmatica la prossima, vorrebbe essere d’aiuto ma detesta condividere o rinunciare a ciò che ha.

È in questo che molti hanno individuato una debolezza fatale alla struttura del libro. Come può un feto sapere e ragionare di queste cose?
Dal mio punto di vista, domanda non più rilevante di come la lettera di accoglienza faccia ad arrivare nelle mani di Harry Potter. In ogni opera di finzione l’instaurazione della suspension of disbelief è un momento fondamentale: prima di procedere al giudizio occorre accettare la prospettiva dell’autore, senza irrigidirsi. Forse in questo caso non è semplicissimo fare questo patto con l’autore, ma alla fine, vedrai, ne vale assolutamente la pena.

Inquietante
, come nella miglior tradizione di McEwan, questo monologo interiore, a tratti crudo e dolente, punteggiato di humor nero, è una piccola perla, tragicamente lucente. È il rivivere del dubbio di Amleto e di tutto lo sbigottimento che possiamo provare di fronte alla fragilità e volubilità umana.

La ballata di Adam Henry

“La ballata di Adam Henry” è il penultimo romanzo di Ian McEwan che, prendendo spunto da un caso giudiziario realmente accaduto, dona al lettore una storia dai profondi risvolti etici e morali.la-ballata-di-adam-henry

Due sono i protagonisti di cui s’intrecciano i destini: il minorenne Adam Henry, giovane malato di leucemia che, in quanto Testimone di Geova, rifiuta le trasfusioni di sangue che potrebbero salvargli la vita, e Fiona Maye, giudice della Corte Suprema che deve prendere una decisione circa quale sia il miglior interesse di Adam, se salvargli la vita o concedergli il diritto di decidere della sua morte.

Senza dire altro, già capisci che la morale pervade il racconto, lasciando al lettore la responsabilità di comprendere, soppesare, valutare. Non sarebbe però McEwan se, oltre a questo, non ci fossero altri spunti di riflessione altrettanto corposi. Anche in questo romanzo, come già in Espiazione, viene affrontato il tema della colpa e, ancora più interessante ho trovato un’altra tematica. Fiona entra a gamba tesa nella vita di Adam e ne rivoluziona il sistema culturale, senza però offrirgli una chiara visione nè gli strumenti adatti a vivere una nuova vita. Pensa di fargli del bene, di aiutarlo, ma lo pensa con la sua testa senza mettersi nei panni di Adam… quante volte noi stessi pensiamo di fare del bene, ma finiamo per causare dolore, sebbene mossi dalle nostre più nobili intenzioni?

Spunti a parte, sui quali ho ricamato per giorni (e anzi, non ho ancora finito), ho fatto un po’ fatica ad appassionarmi alla storia. Sicuramente avrei preferito ci fosse più spazio per l’interazione fra Adam e Fiona o altri approfondimenti sui Testimoni di Geova (che mi sono resa conto di non conoscere affatto). Invece, ad avere ampia risonanza è la vita interiore ed esteriore di Fiona, ma temo di non avere colto il senso di questa decisione. Tuttavia, sono contenta di aver letto questo libro anche perché, magari non sarà il miglior McEwan, ma è pur sempre McEwan.

Espiazione

Qualche mese fa ho partecipato a un’iniziativa di bookcrossing. A grandi linee, funzionava così: tramite il passaparola, tu inviavi un libro all’amico di un amico in forma anonima e a te potevano arrivarne fino a 36. “Espiazione” di Ian McEwan è uno dei libri che mi è arrivato e, se solo sapessi chi me l’ha mandato, lo ringrazierei veramente di cuore.

espiazione-mcewanEspiazione è un romanzo intenso che, perdonami il gioco di parole, mette in luce le ombre dell’animo umano e, proprio per questo, tra le altre cose, tratta di un tema universale come quello del bene e del male.

La prima parte del romanzo si svolge in Inghilterra. È il 1935, già si vocifera di guerra e l’atmosfera soffocante dell’estate contribuisce al presagio che qualcosa di terribile debba accadere. La protagonista, Briony Tallis, è una ragazzina molto ambiziosa il cui sogno è diventare una grande scrittrice. Sarà la sua fervida immaginazione a segnare il destino e le vite di sua sorella Cecilia e di Robbie, il figlio della loro domestica. Oltre che, naturalmente, la sua stessa. Continua a leggere “Espiazione”