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Coltiva il tuo giardino: la metafora di Borges come insegnamento di vita

Imparerai che il tempo non è qualcosa che può ritornare, pertanto devi coltivare il tuo giardino e decorare la tua anima invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.

[Imparerai – Jorge Louis Borges]

Nella vita il tempo è la risorsa più limitata di tutte e di conseguenza, qui l’economia insegna, la più preziosa. È una verità molto umana, ma è una verità che si comprende solo da una certa età in poi. Evidentemente, per quanto io non voglia ammetterlo, ho già una certa età…
Infatti, nel marasma della normale vita quotidiana mi capita spesso di desiderare che i giorni possano magicamente allungarsi oltre le 24 ore per riuscire a fare tutto ciò che voglio. Perché quello che voglio non è solo incastrare al secondo gli orari delle corriere per arrivare puntuale in ufficio, lavorare, districarmi fra commissioni e impegni di varia natura, fare in modo che a cena ci sia qualcosa di buono da mangiare senza ordinarlo su Just Eat e andare a letto così distrutta da non ricordarmi neanche di aver appoggiato la testa sul cuscino. Per dirla con Borges, io voglio anche “coltivare il mio giardino”, seguire le mie aspirazioni, lavorare per realizzare i miei desideri (e non solo per guadagnare lo stipendio, che per quanto fondamentale non basta a rendermi soddisfatta), sperimentare nuove cose.

E benché sia difficile strappare alla routine quotidiana dei momenti tutti per me, insisto nel farlo, glieli sgraffigno con le unghie e con i denti e li dedico a quelle attività che mi fanno sentire bene e soddisfatta di come sfrutto il mio tempo: così leggo in autobus durante i tragitti casa-lavoro-casa, vado al cinema o incontro gli amici non solo nei weekend anche se poi la mattina seguente nemmeno un triplo espresso mi fa smettere di sbadigliare. Nessuno può toccarmi le mie tre ore di kung fu settimanali e ogni tanto, sì, rimando anche i lavori di casa per impiegare quel tempo scrivendo (anche su questo blog), cantando, andando a fare una passeggiata al parco o anche solo per cazzeggiare. Che è un’attività con una dignità tutta sua, perché, almeno per me, non è mica facile oziare deliberatamente senza sentirmi in colpa subito dopo.

Se glielo lasciamo fare, la quotidianità, con le sue mille sollecitazioni esterne, ci assorbe completamente. Ed è più facile lasciar scivolare via le giornate correndo come pazzi da una parte all’altra che non combattere per ritagliarsi qualche spazio per “decorare l’anima”. Eppure, esattamente come le piante e le relazioni affettive, ciascuno di noi ha bisogno di cure e attenzioni che solo in prima persona possiamo darci. Tutti noi abbiamo bisogno di continuare a nutrire ciò che siamo. Per non esaurirci, per non essere sempre frustrati. Per essere persone più equilibrate e, forse, un po’ più felici.

E tu, hai degli hobby irrinunciabili? Qual è il concime che usi per coltivare il tuo giardino?
Soprattutto, quali sono le tue strategie di difesa dalla monotonia quotidiana?
Condividiamole, sono dei salvavita 😉

Sii ciò che sei

Essere diversi da ciò che siamo, da tutto ciò che siamo, è il desiderio più nefasto che possa ardere in un cuore umano.

[Le Braci, Sandor Marai]

E questa frase mi ha fatto venire in mente una foto che ho scattato qualche anno fa durante una visita alla Rocca di Sestola.
Allora questa parola, “accettazione“, aveva per me un solo significato: “Locali adibiti alla ricezione e all’espletamento di pratiche relative all’erogazione di servizi sanitari”.
La stessa parola ha preso nel tempo anche un altro significato, sfuggevole e che ho iniziato a comprendere ma ancora non ho interiorizzato al 100%. Ecco cosa credo di avere capito. Ciascuno di noi deve imparare a conoscersi e accettarsi per quello che è, pregi e difetti. Questo non vuol dire che non puoi cambiare, migliorare ed evolvere, ma significa riconoscere e accettare che certe situazioni potranno sempre metterti alla prova (e poi la prova la supererai), che certe altre ti faranno sempre arrabbiare (e poi ti calmerai), che il tuo primo istinto in risposta a un determinato evento non sarà il più saggio degli istinti, ma andrà moderato per reagire al meglio.

E poi ci sono quelle cose che non puoi cambiare perchè sono quasi completamente (se non del tutto) fuori dal tuo controllo. E quelle le devi solo accettare.
Significa accoglierle anche se non vuoi, abbracciarle anche se ti spaventano, non negarle anche se ti ripugnano.

L’accettazione è un’arte difficile perché è allo stesso tempo attività e passività. Per me vuol dire continuare a lottare, non rassegnarsi, e al contempo arrendersi a qualcosa.

Consigli della nonna

Una volta la nonna mi aveva dato un consiglio:
Nei periodi difficili, vai avanti a piccoli passi.
Fai ciò che devi fare, ma poco alla volta.
Non pensare al futuro, nemmeno a quello che potrebbe accadere domani. Lava i piatti. Togli la polvere. Scrivi una lettera. Fai una minestra. Vedi?
Stai andando avanti passo dopo passo.
Fai un passo e fermati. Riposati.
Fatti i complimenti. Fai un altro passo. Poi un altro.
Non te ne accorgerai, ma i tuoi passi diventeranno sempre più grandi. E verrà il tempo in cui potrai pensare al futuro senza piangere.

[Elena Mikhalkova]

I miei passi stanno diventando più grandi. Me ne accorgo solo nei giorni in cui ho qualche battuta d’arresto.
Il tempo in cui pensare al futuro diventa possibile senza che ciò mi scompensi a livello emotivo ancora non è arrivato, ma continua ad essere l’obiettivo per cui mi (s)batto. Obiettivo raggiungibile solo vivendo qui e ora, anche se sembra una contraddizione.