Tag: letture estive

Le letture di agosto 2020

(e della prima settimana di settembre)
Finalmente! Agosto è stato un mese diviso tra letture scelte personalmente e i titoli sorteggiati per la ripartenza di uno dei miei amati gruppi di lettura, ripartenza prevista proprio per questo fine settimana. Ecco dunque una veloce carrellata delle mie ultime letture:

Nati due volte (Giuseppe Pontiggia) – Questo romanzo affronta un tema piuttosto delicato, quello della disabilità. Come padre di un figlio disabile Giuseppe Pontiggia riesce a tratteggiare bene le difficoltà non solo di suo figlio, ma anche di tutte le persone “normali” che lo circondano. Senza mai cadere nell’autocommiserazione e senza sfociare mai in una drammatizzazione eccessiva della tematica, Pontiggia riesce a far riflettere il lettore sulla condizione umana. Unica pecca, il linguaggio a volte decisamente troppo e inutilmente ricercato.

Resto qui (Marco Balzano)– Ambientato durante il ventennio fascista e nei primi anni del secondo dopoguerra a Curon, in Val Venosta, il romanzo di Balzano mi ha fatto conoscere una realtà a cui non avevo mai pensato, ovvero quella dei territori di confine tra Italia e Austria dove, se possibile, fascismo e nazismo hanno fatto ancora più danni che in altre zone. Il romanzo è tuttavia incentrato su un altro avvenimento, la costruzione della diga che finirà per sommergere Curon, dando vita all’oggi fotografatissimo Lago di Resia, mostrando in tutta la sua ferocia la violenza del progresso e della Storia.

Tre camere a Manhattan (Georges Simenon) – Non sono una grande ammiratrice di Simenon e non è certo questo il romanzo che mi farà cambiare idea. Due sono gli elementi principali di questo romanzo: l’ossessione e un senso di solitudine profondo e atavico, quel sentirsi soli che terrorizza la maggior parte degli esseri umani. Simenon rende bene queste due emozioni, ma “Tre camere a Manhattan” manca di intreccio e trama; sono praticamente certa che fra qualche mese lo avrò completamente dimenticato.

È tempo di ricominciare (Carmen Korn) – Le vite di Henny, Käthe, Lina e Ida (insieme a quelle delle loro famiglie e dei loro amici) riprendono dove il primo capitolo della trilogia “Figlie di una nuova era” le aveva lasciate. Proseguendo con lo stile già sperimentato nel primo libro, Carmen Korn ambienta le storie personali sullo sfondo della Storia tedesca dei decenni ’50 e ’60 e molti sono gli argomenti toccati: la smania di nuovo dopo anni di privazioni, la voglia di dimenticare in fretta un passato infame e l’impossibilità di farlo per coloro che hanno sperimentato l’orrore sulla propria pelle, la rabbia nel vedere nazisti “riciclati” nei nuovi governi, la silenziosa lotta degli omosessuali per conquistare il diritto di passeggiare mano nella mano senza essere denunciati né perseguiti dalla legge, la paura che la Guerra Fredda possa tramutarsi in una terza guerra mondiale e lo sgomento per l’innalzamento di quel muro che dividerà Berlino per quasi trent’anni.

Lampi d’estate (P.G. Wodehouse) – E qui, devo ringraziare Romolo Giacani per avermi fatto scoprire Sir Pelham Grenville Wodehouse. Con oltre cento romanzi al suo attivo Wodehouse è stato uno dei più prolifici scrittori inglesi, il che, dal momento che ho trovato questo libro veramente spassoso, è una cosa decisamente interessante. Con una trama piuttosto articolata e un linguaggio semplice, ma raffinato al tempo stesso, “Lampi d’estate” mi ha ricordato lo stile della commedia degli equivoci che, in effetti, non manca mai di suscitare il divertimento del lettore. Ho già deciso che, quando il bisogno di farsi due risate diventerà impellente, leggerò altri libri di questo autore.

Lo sai che sono curiosa!
Dimmi, cosa hai letto nelle ultime settimane?

Le letture di giugno-luglio 2020

Il 2020 è il primo anno da un bel po’ di tempo che mi ritrovo a leggere solo ciò che io stessa scelgo per me, ma per rendere giustizia allo spirito dei miei cari gruppi di lettura, che spero vivamente di riprendere a settembre, anche per questa prima parte dell’estate ho puntato su libri molto diversi fra loro per stile, tematiche affrontate e genere narrativo. Come nella migliore delle tradizioni, ecco che, puntuale, arriva il resoconto delle mie letture degli ultimi due mesi:

A neve ferma (Stefania Bertola) – Ormai mi conosci, dopo un po’ di letture impegnative ho bisogno di staccare e passare a qualcosa di più leggero. È con questo spirito che ho preso in mano “A neve ferma” di Stefania Bertola, libro che il caso mi ha regalato all’ultima pesca dei libri di Natale organizzata da uno dei miei gruppi di lettura. Devo dire che ha assolto il suo compito senza, purtroppo, aggiungere altro. Questo romanzo è l’equivalente di una canzone “ear candy”.

Stupore e tremori (Amélie Nothomb) – Che la cultura giapponese sia lontana anni luce dalla nostra è un fatto risaputo. Che capirla sia estremamente difficile, anche. Eppure, attraverso l’alienante racconto autobiografico che Amélie Nothomb fa del suo anno di lavoro presso una multinazionale nipponica, il lettore scoprirà alcuni dettagli sconcertanti sull’educazione giapponese che, forse, permetteranno di mettere meglio a fuoco i protagonisti dei romanzi di Murakami, Yoshimoto eccetera.

Le cosmicomiche (Italo Calvino) – Solo io so quanto odio “Il barone rampante”, romanzo che per tre volte ho iniziato, senza mai finirlo. Tuttavia, mi sembrava piuttosto ingiusto giudicare Calvino a partire da un unico libro e così, nel mio ultimo giro in biblioteca, ho preso in prestito “Le Cosmicomiche”. Ho solo una cosa da dire: leggilo! I dodici racconti che compongono questo volume sono uno più brillante dell’altro e raccontano, in modo divertente e surreale, storie che hanno a che fare con il tempo, lo spazio e l’evoluzione (da qui il titolo “Cosmicomiche”). Non solo, molte delle tematiche toccate sono ancora oggi attuali, il che rende Calvino uno scrittore veramente geniale. Mi toccherà di dare un’altra chance a quel maledetto barone…

Chi è morto alzi la mano (Fred Vargas) – Si può non leggere almeno un giallo in estate? La mia risposta è no e, quest’anno, su consiglio di una cara amica, ho scelto di leggere “Chi è morto alzi la mano” di Fred Vargas. Niente commissario Adamsberg in questo romanzo, bensì tre storici “evangelisti”, alle prese con un caso intricato e misterioso. Se il titolo ti solletica e sei in cerca di un giallo da leggere sotto l’ombrellone, questo potrebbe fare al caso tuo.

La lezione di anatomia (Philip Roth) – Il terzo volume della quadrilogia di Nathan Zuckerman si apre con una frase con la quale, almeno secondo me, è impossibile non trovarsi d’accordo: “Ogni uomo, quando è ammalato, ha bisogno della mamma”. Il graffiante, ma ahilui molto sensibile, Zuckerman si ritrova ancora una volta schiacciato dal peso del suo talento; un peso che, forse, è alla base di uno strano quanto annichilente dolore che gli paralizza collo e spalle e che gli impedisce di continuare a scrivere. La spasmodica ricerca di una motivazione a questo dolore spingerà il protagonista verso nuove forme di estremismo.

La simmetria dei desideri (Eshkol Nevo) – Benché questo libro mi sia stato regalato per il mio compleanno, a dicembre scorso, ho aspettato di essere in riva al mare per iniziare a leggerlo. Tutta colpa della copertina che ritrae quattro ragazzi nell’atto di tuffarsi da una scogliera; eppure, sono stata contenta di aver aspettato perché anche le vicende del romanzo prendono il via da un tipico momento estivo, i Mondiali di Calcio. “La simmetria dei desideri” è un libro che parla di sentimenti veri e profondi e dell’imprevedibilità della vita. Sullo sfondo della prima e della seconda Intifada (sulle quali, a questo punto, voglio leggere di più), i destini dei protagonisti continueranno a intrecciarsi in modo indissolubile.

Un’ultima stagione da esordienti (Cristiano Cavina) – Proseguendo con quella che evidentemente è la mia estate calcistica, mi sono imbattuta in questo romanzo ambientato nella mia regione di origine, l’Emilia-Romagna. A prima vista “Un’ultima stagione da esordienti” potrebbe sembrare un libro per ragazzi, ma più ci si addentra nella lettura più si capisce che il tono nostalgico con cui vengono raccontate le avventure di una squadra di tredicenni alle prese con il torneo esordienti della bassa romagnola è indirizzato a un pubblico più maturo. Divertente, in qualche modo simile al Benni di Bar Sport, questo romanzo mi ha fatto ridere di gusto. E se è piaciuto a me che con il calcio giocato ho ben poco a che fare, non posso che consigliarlo a tutti coloro che invece sui campi di calcio hanno preso le loro brave tacchettate nelle tibie.

E tu, cosa hai letto nella prima metà di questa estate?

La macchia umana

Non è facile parlare di “La macchia umana” di Philip Roth senza fare spoiler. Sono stata due settimane a scrivere e cancellare, scrivere e cancellare, ma ho insistito perché, come sempre, Roth ne vale la pena. Nel dubbio, se vuoi leggere questo libro magari rimanda la lettura di questo articolo a un secondo momento.

Dunque, il protagonista di questo romanzo è un ex-insegnante universitario di nome Coleman Silk. Coleman Silk ha un segreto ingombrante, capace di cambiare il destino di diverse altre vite, oltre la sua. Un segreto che, con l’ironia che solo la vita a volte sa avere, finisce inaspettatamente per ritorcersi contro Coleman stesso. Eppure l’ex-professore vi rimane attaccato, certamente (ma non solo) anche per una questione di principio. Perché, sullo sfondo delle vicende umane, vi è l’America perbenista e puritana che nel 1998 era tutta presa dallo scandalo Clinton-Lewinsky, un’America che ancora oggi sa essere estremamente bacchettona mentre, al contempo, produce mostri di indicibili fattezze.

Così anche in questo romanzo, scritto superbamente, Philip Roth riprende una delle sue tematiche più care: la tragica forza, la coercizione con cui la società impone agli individui di conformarsi, influenzandone così il modo di pensare e i comportamenti. Una società che si scaglia violentemente contro alcuni permettendosi di giudicare perché pensa di sapere, quando in realtà niente è mai davvero come sembra. Con “La macchia umana” Roth estremizza quest’ultimo concetto, proprio attraverso il segreto che le dolorose decisioni prese da Coleman Silk in gioventù hanno fabbricato.

L’indipendenza dal (pre)giudizio, l’accettazione della contradditorietà, il coraggio di fare spazio alla precarietà. Tutto questo è “La macchia umana”, tutto questo è ciascuna delle nostre vite perchè

Noi lasciamo una macchia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui.