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Testimone inconsapevole

Ti sarà capitato diverse volte, ma non ci trovo nulla di strano se non ti ci sei mai soffermato sopra. Immagina: sei in un gruppo di persone e tutti avete visto o vissuto una stessa scena. Eppure, se doveste raccontarla a posteriori, tirereste fuori narrazioni diverse. Cose che per te sono risultate importantissime, altri non le hanno notate mentre, contemporaneamente, dettagli per loro essenziali per te erano da relegare fra quelli di minor importanza, se non insignificanti.
Non solo: tutti voi aggiungereste dettagli. Particolari che non erano presenti nella scena, ma che si è sicuri di ricordare.

È un meccanismo psicologico, scientificamente documentato su cui sono stati scritti molti saggi e trattati, che vengono ancora oggi confutati. Si chiama memoria ricostruttiva.

cop-testimone-inconsapevoleQuesto concetto, benché mai espresso con queste parole, è il fulcro di “Testimone Inconsapevole” di Gianrico Carofiglio. Un libro che ho particolarmente apprezzato per l’affinità sentita col protagonista, l’avvocato Guido Guerrieri, per la semplicità di linguaggio che mi ha permesso di capire le scene che si svolgono in tribunale e per le riflessioni che mi ha stimolato nei giorni successivi alla lettura.

Il punto è che, benchè di verità ne esista una sola, ciascuno di noi custodisce soltanto qualcosa che è simile alla verità. Un elaborato filtrato da esperienze, conoscenze e credenze che sono parte del proprio bagaglio personale. Di questo occorre essere consapevoli e diventa quindi fondamentale saper vedere oltre la propria verità per afferrare un briciolo di quella altrui. È il gioco di “mettersi nei panni di…”, troppo spesso dimenticato.

L’avvocato Guerrieri ci salva una vita, la sua arringa finale a favore dell’imputato comincia proprio con una piacevolissima disquisizione sulla differenza tra verità e verosimiglianza e sarà questo a fare la differenza agli occhi di una giuria fino a quel momento incline alla condanna.
Carofiglio ci ricorda di quanto sia importante andarci con i piedi di piombo quando spariamo verità che potrebbero danneggiare il prossimo.

Profumo

Ti è mai capitato di intercettare con i tuoi sensi qualcosa che ti fa reagire, ma senza che tu sappia perché? È una sensazione strana, fastidiosa anche. Un po’ come quando stai per starnutire e invece, poi, lo starnuto se ne va indietro.

A me capita. Con gli odori, quasi sempre. Il mio olfatto deve essere molto poco sviluppato o, perlomeno, mal collegato al cervello. Ci sono molti studi, in particolare di marketing emozionale, che dimostrano come gli odori siano proprio tracce di memoria; eppure succede che sento un profumo e so di averlo già sentito, ma non ricordo dove, quando o addosso a chi.

Com’è o come non è, sta di fatto che il retrogusto è tristezza. Un velo leggero sulla mente. Lì, tutti ricordi che non riescono a emergere dalle nebbie mnemoniche, intrappolati nei punti di sutura di ferite rimarginate, o forse ancora no.

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