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Nemesi

Tu hai una coscienza, e una coscienza è un lodevole attributo, ma non se ti spinge a considerarti colpevole di cose che non sono alla portata della tua responsabilità.

Non avevo mai letto niente di Philip Roth. Leggerò sicuramente altri libri di Philip Roth. Non si può giudicare un autore da un libro soltanto, ma una cosa di Roth l’ho capita: non ha peli sulla lingua, non ti nasconde niente. Per quanto sia cruda la realtà che descrive, eccola lì, nero su bianco, in frasi semplici e lineari.

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Si parte!

Quando si parte per una nuova avventura è inevitabile cercare di portare qualcosa con sé e allo stesso tempo fare spazio per quello che verrà.
Per una come me fare spazio è difficilissimo perché presuppone il dover lasciare andare alcune cose. Mi affeziono anche ai pezzi di carta scarabocchiati, figuriamoci a persone, cose, abitudini. Eppure, c’è un tempo per tutto e a volte questo tempo non corrisponde all’infinito.

Prima reazione: tristezza.

Seconda reazione: cazzocazzocazzocazzocazzo.

Terza reazione: euforia. Nuove occasioni, nuove opportunità, nuovi incontri, nuova vita.

Quarta reazione: prendiamoci del tempo per riflettere. Sì, hai lasciato qualcosa dietro di te. Insieme al resto, hai lasciato una versione di te stessa dietro di te.
Ma è davvero una cosa così brutta e insopportabile? Tutte le sensazioni negative sono la  conseguenza dell’equazione che fai quando pensi che lasciar andare qualcosa voglia dire buttarlo via. In realtà, questa equazione è tanto pericolosa quanto sbagliata. Nella vita tutto serve e niente viene mai buttato via per davvero. Ditemi se non è vero che in fondo l’essere umano è un incrocio fra una matrioska e una lumaca: le cose che hai vissuto sono sempre dentro di te e con te. Queste cose costituiscono il tuo mondo interiore e al contempo la casetta che viaggia sempre con te, anche se per andare avanti le hai dovute inscatolare e mettere su uno scaffale, in modo che non intralcino il cammino che devi ancora fare.