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The Hate U Give

Negli ultimi anni l’espressione T.H.U.G. L.I.F.E. coniata da 2pac negli anni ’90 è stata completamente snaturata. “The Hate U Give” di Angie Thomas ci fa rispolverare il suo vero significato, mettendolo al centro di un romanzo scritto in modo fresco e giovane, ma che tratta una tematica tutt’altro che leggera.

L’evento che mette in moto la narrazione del romanzo è tutt’altro che finzione; purtroppo, in America accade ancora oggi non così di rado che ragazzi di colore vengano uccisi, in quartieri più o meno problematici, da poliziotti che non hanno i nervi abbastanza saldi. A volte, questi poliziotti sono bianchi e tanto basta per riaprire ferite che nella storia americana non hanno mai veramente smesso di sanguinare. Perché, se anche in altri Paesi esiste il problema di riuscire a far trionfare la giustizia quando si tratta di fare un processo a poliziotti (e noi lo sappiamo bene con il caso di Stefano Cucchi), in America basta che la vittima sia afroamericana e il poliziotto bianco per far diventare la vicenda anche terreno di uno scontro razziale. Ed è qui che l’espressione T.H.U.G. L.I.F.E. diventa centrale nonché il filo rosso da seguire durante la lettura.

Non voglio fare spoiler e quindi non aggiungo altro, ma ti invito a leggere questo romanzo, concepito per essere letto già da ragazzi di 15/16 anni, segnando, almeno per quanto mi riguarda, un punto a favore dell’autrice. Angie Thomas ha infatti confezionato un libro che, tra le altre cose, sarebbe da far leggere nelle scuole, non solo negli USA ma in tutto il mondo.

Le otto montagne

Le otto montagne” di Paolo Cognetti ha vinto il premio Strega nel 2017.
Tutto ciò che ho pensato nel leggere le 208 pagine che compongono il romanzo è stato: “ma perchè?”.
Come sempre, la mia è la più umile delle opinioni personali, ma ho trovato questo libro banale, privo di una voce sua propria al punto da ricordarmi, anche se indistintamente, altre storie già lette, trite e ritrite. Non fraintendermi, la prosa è chiara e ci sono sicuramente anche delle belle frasi, ma tutto mi è sembrato molto artificioso; il risultato è che questo libro non mi ha trasmesso assolutamente nulla.

La cosa che mi ha lasciato più delusa è questa: a me piace moltissimo leggere libri che non trattano di argomenti che godono già della mia predilezione. È in questo modo che scopro nuove idee, nuove sensibilità, nuovi punti di vista. Il massimo è quando un libro ti spinge ad andare oltre, ad approfondire gli argomenti di cui tratta (vedi, Leggere Lolita a Teheran). Ebbene, questo libro, in gran parte incentrato sulla montagna, sulla passione che ti porta a camminarne i sentieri e a scalarle fino ad arrivare a quote da record, non ha operato la magia. Non mi ha fatto nascere nemmeno la più piccola delle scintille nemmeno per un secondo.

E ti dirò di più, anche confrontandomi con altre persone ho scoperto che chi era già appassionato di montagna ha trovato il romanzo bellissimo, mentre chi non aveva mai coltivato questa passione non ha provato amore per la storia. Insomma, se già non ti piace la montagna, questo libro non te la fa amare e come faccio a non dire che per me questo lo rende un romanzo molto limitato?

Detto ciò, forse ti è sembrata una “recensione” molto negativa, ma a dire la verità questo romanzo alla fin fine mi ha lasciata indifferente.
Tu lo hai letto? Ti è piaciuto? Dai, parliamone! Sono in cerca di opinioni discordanti per vedere se per caso non mi è sfuggito qualcosa.

Trilogia di New York

Come poter definire i tre romanzi che compongono la “Trilogia di New York” di Paul Auster? È davvero una domanda difficile, ma quello che posso dire con assoluta certezza è che all’autore bastano due pagine per trascinare il lettore in una corrente sotterranea di inquietudine che non molla mai la presa. Aggiungi a questo senso di disagio una buona dose di “ma ci sto capendo qualcosa?” e sappi che la risposta sarà probabilmente no.

Trilogia di New York è un gioco di scatole cinesi, di piani paralleli, di trucchi da abile illusionista. Tutto è vero e tutto è menzogna, sino alla fine fiction e realtà sono inesorabilmente intrecciate, indistinguibili. Proprio per questo (e qui mi permetto una piccola divagazione) la trilogia di Auster mi ha ricordato un’altra trilogia che ho davvero amato, quella della città di K. I tre romanzi trattano le stesse tematiche e tutti i personaggi si muovono in un’atmosfera allucinata, da teatro dell’assurdo. Le storie narrate (e metanarrate!) si intersecano e rincorrono, la lettura è una spirale vertiginosa ed è per questo che a volte il lettore si sente confuso e smarrito, un po’ come quando si scende dalle montagne russe.

Paul Auster ci vuole belli svegli, curiosi, vuole rendere i suoi lettori investigatori, un po’ come i suoi personaggi. Ed esattamente come loro, vuole portarci al fallimento per svelare la verità dietro alle sue storie.
Insomma, “Trilogia di New York” è un libro complicato, che il lettore si deve veramente sudare e che, volente o nolete, ti entra sottopelle e ti costringe a lambiccarti il cervello. Una lettura difficile ma, e forse anche proprio per questo, affascinante.